La Decrescita Felice in breve

La decrescita non è la recessione. Non è il contrario della crescita. È il capovolgimento dell’assunto che la crescita illimitata sia il fine delle attività economiche e produttive. Questo concetto prende forma, all’inizio degli anni settanta del secolo scorso, dalle riflessioni di alcuni critici della crescita, e parte dalla constatazione degli effetti negativi della crescita sugli ecosistemi terrestri e le società umane. In parallelo, si sviluppa la critica all’uso del parametro con cui si misura la crescita, il prodotto interno lordo (Pil), come indicatore del benessere di una nazione, perché il Pil contabilizza il valore monetario degli oggetti e dei servizi scambiati con denaro in un periodo di riferimento temporale, cioè le merci, e non i beni, come usualmente si ripete. I due concetti sono diversi, ma non alternativi. La differenza tra merci e beni può dare adito a quattro tipi di relazioni. Ci sono beni che si possono avere solo sotto forma di merci, perché richiedono tecnologie evolute; beni che possono non essere merci, che si possono cioè autoprodurre o scambiare nell’ambito di rapporti comunitari basati sul dono e la reciprocità; beni che non possono essere merci (i beni relazionali) e merci che non sono beni, perché non rispondono ad alcun bisogno o non soddisfano alcun desiderio (gli sprechi).
Contabilizzando il valore monetario delle merci, il Pil include le merci che non sono beni ed esclude i beni che non passano attraverso la forma di merci: pertanto non può essere considerato un indicatore dei miglioramenti del ben-essere, ma solo del tanto-avere.
L’alternativa alla crescita, pertanto, non è la semplice sostituzione del segno più col segno meno davanti al Pil (la decrescita non si identifica col pauperismo come sostengono alcuni critici prevenuti), ma l’introduzione di parametri qualitativi nella valutazione del lavoro umano e dei suoi prodotti.
La decrescita, quindi, non è soltanto una scelta obbligata per evitare il peggio. È un cambiamanto di paradigma culturale finalizzato a realizzare un’inversione di tendenza rispetto a un fare per fare sempre di più privo di qualsiasi connotazione qualitativa, per riportarlo a essere un fare bene. È una nuova strada da percorrere per una riduzione della mercificazione e dei consumi di materia e di energia, e per un miglioramento della qualità della nostra vita.

M. Pallante – Decrescita Felice sai Cos’è?

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